Dall'7 al 9 agosto 2026 il borgo del Vallo di Diano, a un passo dal confine lucano, celebra l'undicesima edizione. Un menù che declina il fiore in quindici direzioni diverse — fino al dessert — e una pastella che resta il vero banco di prova.
Il fiore di zucchina è l'ingrediente che perdona meno di tutti. Si raccoglie all'alba, quando la corolla è ancora aperta e turgida; a mezzogiorno è già un'altra cosa. Non si conserva: ventiquattr'ore in frigorifero e ha smesso di dire quello che aveva da dire. Non si congela, non viaggia. Chi gli costruisce sopra una sagra si assume un vincolo che non ammette scorciatoie — il prodotto deve arrivare dagli orti intorno, punto.
A San Rufo, poco più di mille anime nel cuore del Vallo di Diano, questa festa è arrivata all'undicesima edizione. Si terrà il 7, 8 e 9 agosto 2026 in Piazza Fontana Vaglio, organizzata dalla Pro Loco San Rufo con il patrocinio del Comune. Undici anni, per una sagra monotematica costruita su un ingrediente così effimero, non sono un dettaglio: sono la prova che la filiera regge.
Geografia di un confine
San Rufo sta in provincia di Salerno, dentro il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a ridosso della piana che scivola verso Padula e Montesano. Il confine con la Basilicata è a pochi chilometri: da Lagonegro, da Moliterno, dalla Val d'Agri si arriva in mezz'ora abbondante di strada. È uno di quegli appuntamenti che appartengono geograficamente alla Campania ma gastronomicamente a un'area di scambio, dove la cucina contadina lucana e quella cilentana si sono parlate per secoli senza chiedere il permesso ai cartografi.
Il paesaggio conta anche in cucina. Siamo in quota, con l'orto estivo che matura più tardi rispetto alla costa e con una tradizione di allevamento — caciocavallo, capocollo, salsiccia — che nel menù della sagra pesa quanto la verdura.
Il menù: il fiore preso sul serio
Qui sta la differenza rispetto a mille sagre estive intercambiabili. Il fiore non è un pretesto per il titolo: attraversa tutto il servizio, dall'antipasto al dolce, e in ciascun passaggio cambia funzione.
In pastella, prima di tutto. La versione bianca — fiore, pastella, sale — è quella che espone di più il prodotto e che il palato allenato cerca per prima. La regola è una sola: la pastella deve velare, non incapsulare. Se il fiore non si intravede in controluce, lo spessore è sbagliato. E l'olio va tenuto stretto fra i 170 e i 180 gradi: sotto, il fiore assorbe e diventa un fagotto unto; sopra, la crosta brunisce prima che l'interno si assesti.
Ripieno, in due varianti che raccontano due geografie diverse. Con le alici — la firma tirrenica, il mare che risale dalla costa. Con mozzarella e prosciutto cotto, la versione domestica e conciliante, quella che a tavola mettono d'accordo tutti.
Poi il fiore si fa condimento: nella pasta vellutata ai fiori di zucca con zucchine, pomodorini pachino, macinato di vitello ed extravergine — un primo che gioca sulla cremosità senza panna, affidandosi alla polpa del fiore stesso. E nella pizza bianca del forno a legna, con salsiccia e fiori di zucca, dove il fiore va appoggiato negli ultimi secondi di cottura perché il calore lo sfiori senza bruciarlo.
Si fa crema: sul caciocavallo arrosto, servito con crema ai fiori di zucca e speck. È l'accostamento più interessante della carta — la sapidità elastica del caciocavallo alla brace contro la dolcezza erbacea del fiore, con lo speck a fare da ponte affumicato.
E infine, la mossa che non ti aspetti: il dolce. Fiori di zucca serviti con crema di nocciola, miele, crema di pistacchio. Un fritto dolce che sposta il fiore dal registro vegetale a quello da pasticceria, sfruttando quella punta zuccherina che nella corolla c'è sempre e che di solito nessuno raccoglie. Accanto, ciambella alle zucchine e zeppola.
Il resto della carta
L'impianto è quello della cucina di casa del Vallo di Diano, senza infingimenti. Fra gli antipasti: parmigiana di zucchine, bruschetta con pomodorini e guanciale, salsiccia piccante, formaggio dolce di capra e formaggio piccante con miele, bruschetta con zucca sott'olio, cestino di pasta sfoglia con salsiccia, provola e fiori di zucca, capocollo dolce nostrano, verdure grigliate.
Fra i primi, oltre alla vellutata, una lasagna di zucchine con mozzarella, ragù di salsiccia, pomodoro e besciamella. Il secondo è un piatto che vale il viaggio da solo: cime di zucca, patate, salsiccia grassa e zucchine in tegame — cucina povera vera, di quelle che si fanno in un solo recipiente e che hanno bisogno di tempo, non di tecnica. Va offerto in regalo, il che dice qualcosa sullo spirito della manifestazione. Poi capocollo di maiale arrosto alla griglia con insalata di pomodori, panino con salsiccia e zucchine sottolio, frittelle di zucchine, patatine fritte.
Da bere: birra alla spina, vino rosso, vino bianco dolce, bibite, acqua. Il consiglio d'abbinamento, se serve: con il fritto la strada giusta è l'acidità e il freddo. Un bianco teso servito intorno ai 10 °C fa un mestiere migliore di qualsiasi rosso strutturato, che in una sera d'agosto a queste temperature si paga.
Segnalazione utile: è previsto uno stand dedicato ai celiaci. Su una sagra costruita interamente intorno alla frittura e alla farina, non è un dettaglio di cortesia — è una scelta organizzativa che richiede linee di lavorazione separate.
Le tre serate
Accanto al gastronomico, un programma musicale che copre tre registri diversi.
- Venerdì 7 agosto — Talent Show, con dj set di Pampeo. Serata presentata da Senso Unico, in collaborazione con l'Accademia musicale.
- Sabato 8 agosto — La Nave Novanta, tributo agli anni Novanta.
- Domenica 9 agosto — Nino D'Angelo cover, la serata di chiusura e prevedibilmente la più affollata.
In breve
Evento: 11ª Sagra del Fiore di Zucca Dove: Piazza Fontana Vaglio, San Rufo (SA) — nei pressi di Salvioli Auto Quando: 7, 8 e 9 agosto 2026 Organizzazione: Pro Loco San Rufo, con il patrocinio del Comune di San Rufo Info e contatti: 371 6646747 Ingresso: libero, consumazioni a pagamento agli stand Per celiaci: stand dedicato Media partner: ondanews, Italia 2
Come arrivare: uscita A2 Polla o Atena Lucana, poi pochi minuti di strada interna. Da Lagonegro e dall'alta Val d'Agri circa 40 minuti. Parcheggi nelle aree limitrofe alla piazza; nelle serate di punta conviene arrivare presto.
Da abbinare alla visita: la Certosa di San Lorenzo a Padula, il centro storico di Teggiano, le Grotte di Pertosa-Auletta. E, per chi arriva da est, il ritorno verso la Basilicata lungo la Val d'Agri.
Articolo pubblicato su basilicata.top


